Pellegrini in Anatolia

160b7b78-0ea6-4fc1-afb6-5e8acb0a8fa6Il senso del pellegrinaggio dovrebbe accompagnare tutta la vita del credente: essere in cammino ma sentirci provvisori nei luoghi, sapendo che c’è una meta da raggiungere, sempre attenti a capire cosa succede per la strada che stiamo percorrendo. Sono tante le possibilità di pellegrinaggio cristiano offerte ai fedeli, dai grandi santuari europei alla Terra Santa: qualche mese fa ne abbiamo percorso una meno conosciuta e poco “commerciale” ma particolarmente significativa.

Siamo ripartiti da Antiochia”, percorrendo i luoghi degli Atti degli Apostoli e visitando le comunità cristiane della Turchia del sud. Avevamo una guida preziosa: padre Paolo Bizzeti, gesuita e vescovo dell’Anatolia, che tutti ricordiamo per i suoi interventi durante il convegno Cvx a Torino. La sua è una vicaria apostolica immensa che comprende la metà della Turchia centro orientale, fino ai confini con Siria, Iraq, Iran, Armenia e Georgia. Con lui abbiamo passato sette intensi giorni, visitando i luoghi, incontrando le persone, sforzandoci di fare silenzio nel nostro cuore per ascoltare la sua “lectio” ricca di Parola e di storia.

“Ripartire da Antiochia” perché da lì “per la prima volta il vangelo è stato annunciato ai Greci pagani; là per la prima volta i discepoli di Gesù furono chiamati “cristiani”; e di là per la prima volta partì una missione (verso l’Occidente) esplicitamente voluta e documentata” (Romano Penna, Le Prime comunità cristiane). La nostra è una fede storica, e quindi possiamo capire la nostra identità ripartendo dai nostri padri e dalle nostre madri, dai luoghi dove sono vissuti e hanno agito, ripercorrendo la concatenazione delle generazioni. Per nessuno di noi ora è possibile abbracciare il tutto della storia, ma solo la parte di storia che sta vivendo: ma per capire il momento che vivi devi saperlo collocare nel dinamismo di un popolo che va avanti da millenni.

Questo punto, che ha richiamato il primo giorno Padre Paolo, ha accompagnato il mio pellegrinaggio e i momenti di preghiera e silenzio trascorsi assieme agli altri fratelli e sorelle delle Cvx. Leggendo insieme gli Atti degli Apostoli abbiamo ripercorso le azioni forti, generose e rischiose dei primi cristiani, guidati non da chissà quali strategie ma innanzi tutto dallo Spirito Santo, che si manifesta nel digiuno e nella preghiera (Atti 13, 4). E rende questi pochi uomini semplici capaci di far dilagare il Vangelo nell’impero dominante.

Pieno di significato ed emozionante è stato l’incontro con le comunità cristiane locali: sono una piccola minoranza (circa 5000 fedeli in tutto il vicariato), col divieto di fare proselitismo fuori dai luoghi dedicati al culto, ma con sacerdoti e fedeli che ci hanno dato una forte testimonianza. Per lo più erano mussulmani, più o meno praticanti, educati nella tradizione delle loro famiglie, che si sono convertiti al cristianesimo. Mi rimane nel cuore il racconto di una giovane donna che, dopo aver visto quasi per caso un film sulla storia di Gesù, ha detto: “ma questo è il Dio a cui voglio credere: perché nessuno me ne ha mai parlato?”.

Tutta la vicaria apostolica, che ha sede a Iskenderun, è impegnata nelle attività della Caritas, in particolare per l’aiuto ai circa 4 milioni di profughi arrivati in Turchia, in gran maggioranza dalla Siria. Da Iskenderun si organizzano le 23 diverse sedi territoriali, aiutando innanzi tutto famiglie numerose e anziani: più di 750 nuclei di 10 nazionalità diverse.

La Turchia è una grande nazione con una storia molto complessa che, anche il visitatore più attento, difficilmente riesce ad abbracciare e comprendere interamente. Da sempre luogo di passaggio di popoli e di incontro/scontro di culture: lo straordinario paesaggio della Cappadocia che abbiamo visitato, con le sue chiese rupestri realizzate fin dal sesto secolo, testimonia questa storia. Oggi il Paese è prevalentemente mussulmano, ma con una “pluralità di anime all’interno dell’Islam che è una sua peculiarità” (cit. P. Bizzeti, in Una città n.258): l’Islam è infatti una realtà molto variegata che va studiata con attenzione e che noi occidentali trattiamo spesso con superficialità.

Una profonda testimonianza cristiana l’ho incontrata a Tarso, nella città dove è nato l’apostolo Paolo: oggi non ci sono più cristiani e nella bella chiesa del 1100 in stile romano si celebra l’eucarestia solo in occasioni speciali. Ma vi sono tre suore dell’ordine delle “Figlie della Chiesa” (i romani possono incontrare le consorelle a via del Corso, alla chiesa di Santa Maria in Via Lata, a pochi passi da Sant’Ignazio): Suor Agnese, suor Maria e suor Concetta, tutte italiane, sono lì con la semplicità dirompente e profetica della testimonianza cristiana.

Scrivono: “Dire cosa ‘facciamo’ a Tarso, città completamente islamica, non è cosa facile. Accogliamo i pellegrini che “passano” sulle orme di Paolo, dando loro la possibilità di celebrare in modo decoroso la S. Messa nella chiesa-museo, e offrendo loro un piccolo ristoro in un piccolo salone, dopo la celebrazione. Nessun altro tipo di attività è possibile a Tarso, ma noi sappiamo e siamo veramente convinte che qui “la nostra missione non è quella di “fare”; è semplicemente una “missione di Presenza”: esserci e basta. E noi vogliamo esserci come presenza orante, silenziosa, sorridente, gioiosa: presenza della ‘sentinella che attende l’aurora’, presenza adorante accanto all’unico Tabernacolo di Tarso, accanto all’unica piccola fiammella sempre accesa per Gesù …”

Dicevo all’inizio che dobbiamo vivere la nostra vita di fedeli col senso della storia, soprattutto se siamo adulti: “E’ proprio degli adulti infatti saper guardare lontano, dinanzi a sé, senza pretendere di vedere tutto realizzato entro brevi termini” (cit. Pino Stancari sj in Paolo Bizzeti, Fino ai confini estremi). Questo senso di fede matura, di fervente ed operosa attesa, di affidamento oltre il nostro tempo e il nostro impegno mi è stato testimoniato dalle parole e dai volti di queste suore e dalle lectio di Padre Paolo.

Dobbiamo veramente imparare a guardare il nostro impegno secondo i tempi della storia della Salvezza, che certo non corrispondono con i nostri e dipendono solo dall’infinita bontà di Dio: tutto diventa più relativo, pur rimanendo urgente; meno assoluto, pur restando potente; meno angosciante o allegro, pur facendoci soffrire o gioire. Questo è il lieto pellegrinaggio della nostra vita personale, familiare e di quella delle nostre comunità Cvx: questo è quello che mi ha testimoniato la Chiesa dell’Anatolia, povera e potente, lasciandomi grande consolazione. Vorrei che tanti fratelli e sorelle delle Cvx nei prossimi anni riescano a partecipare a questo pellegrinaggio e spero veramente che il rapporto tra noi e Padre Paolo rimanga e porti frutto.

Pubblicato su Cristiani nel Mondo Agosto 2019

Foto: visita Chiesa rupestre in Cappadocia

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Una grande nuvola scura su Milano-Cortina 2026.

Sono genericamente favorevole ai grandi eventi e contento che Milano- Cortina abbiano vinto le Olimpiadi invernali 2026. Mi dispiacque la mancata candidatura di Roma 2024. Come scrivono oggi un po’ tutti i commentatori l’Italia ha fatto squadra, ha scritto dossier tecnicamente validi, si è affidata a buoni testimoni e si è impegnata con risorse economiche e professionali. Un’Italia capace. Ma vedo una grande nuvola scura su questo evento, e riguarda la nostra coscienza di Paese: non abbiamo mai messo simili capacità nell’affrontare il tema dell’immigrazione, che è “il” tema del nostro tempo. Evidente che le due cose non sono nel merito paragonabili, ma nel metodo si. Ci sarebbe bisogno di affrontare il “dossier immigrazione” con capacità di fare squadra tra istituzioni e territori, puntando su una equilibrata gestione dei flussi di livello europeo e con una programmazione e selezione degli arrivi fin dai Paesi di origine; con operatori e testimoni tecnicamente preparati per accogliere ed integrare; con un impegno di risorse economiche non solo destinate alla sicurezza delle frontiere, ma alla formazione degli operatori e dei migranti e alle necessarie infrastrutture. Insomma una cosa da Paese che sappia affrontare e vincere le sfide. Invece mentre gioiamo per le Olimpiadi invernali 42 poveracci rimangono in mare a poche miglia da Lampedusa ad attendere non si sa cosa, e assistiamo ad un nuovo calpestio della nostra Costituzione, dove si afferma che “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo … e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.(art.2).Che nuvola scura su Milano-Cortina e sulla coscienza del Paese.

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La truffa del terrorismo

IMG_8324“E qual’era questa verità? Quale dev’essere? Che aveva fatto del male e aveva ucciso. Per cosa? E la risposta lo riempiva di amarezza: per niente. Dopo tanto sangue, né socialismo, né indipendenza, né un cazzo fritto. È saldamente convinto di essere stato vittima di una truffa.”

Questo il pensiero drammatico del giovane terrorista dell’ETA, in un libro che ritrae con finezza psicologica i diversi componenti di due famiglie,  travolte in modo diverso dal terrorismo separatista che ha insanguinato la Spagna dal 1958 al 2011, anno in cui l’ETA annunciò lo smantellamento della struttura armata dopo 822 morti. Nel piccolo villaggio dove si svolgono gli eventi terrorismo e politica si incrociano con le meschinità della gente, che quasi a priori sembra condividere l’azione violenta, senza capacità di elaborazione e ribellione, attaccati ad una tradizione drammatica, ben impersonata nella figura e nelle parole del pessimo parroco. Il bene e male si smarriscono, le vittime devono nascondersi perché in fondo sono considerate fastidiose e colpevoli di essersela andata a cercare … in pochi si ribellano in nome dell’amicizia e della solidarietà umana.

La storia è bella e profonda, anche se poteva esserci qualche protagonista e qualche pagina in meno.

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‘Non sono fatto per la politica’

‘Io non sono fatto per la vita politica nel senso comune di questa parola: non amo le furbizie dei politici e i loro calcoli elettorali; amo la verità che è come la luce; la giustizia, che è un aspetto essenziale dell’amore; mi piace dire a tutti le cose come stanno: bene il bene e male al male’

Giorgio La Pira, Discorso al consiglio comunale di Firenze del 24 settembre 1954

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Roma sinagoga la sera

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Murakami ti acchiappa!

Non lo avevo mai letto, ma mi ha preso con la sua lentezza descrittiva dei personaggi e delle atmosfere misteriose. Il protagonista è un pittore di ritratti: le sue operano oltre all’immagine provano a trasmettere la personalità del soggetto. Poi arriva la commissione di un misterioso e ricco uomo di affari, che abita nella villa dove il nostro ritrattista si è rifugiato dopo esser stato lasciato dalla moglie. È c’è anche un campanello che suona ogni notte… e anche un secondo volume da leggere 🙂

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Riecco le primarie

Primarie-PD-2019-chi-può-votare-regolamento-e-quando.-La-dataRiecco le primarie: domenica prossima, 3 marzo, si ripropone a tutti gli elettori uno strumento che sta nel DNA costitutivo del PD. Le prime nel 2005: vi ricordate l’Unione? Erano primarie di coalizione, e andarono , dicono le cronache, più di 4 milioni a votare Prodi, candidato unico. Poi quelle che elessero Veltroni, Bersani e Renzi. All’ultima nel 2017 hanno partecipato 1.848 mila elettori. Queste primarie sono state utili al PD e alla vita democratica del Paese? Difficile rispondere: certamente hanno provato e provano ad avvicinare, nel tempo dell’antipartito, il Pd ai suoi elettori. Uno strumento di democrazia diretta “ante litteram” dunque, molto più serio e partecipato della grillina piattaforma Rousseau, il cui record di votanti è stato raggiunto qualche giorno fa per il verdetto su Salvini: 52.417 voti, on line…tranquillamente dal salotto, sperando che siano reali!

La grande velocità con cui la politica italiana brucia uomini e processi sta confinando le primarie del Pd in un rito interno tra iscritti e simpatizzanti, perdendo progressivamente quel forte richiamo popolare che c’era diciotto anni fa.  C’è anche un equivoco di fondo nello statuto del Pd: il segretario che vince le primarie è anche il candidato del Pd a Presidente del Consiglio, con un’evidente distonia con l’attuale sistema elettorale. Se fino al referendum costituzionale sulla riforma Renzi del dicembre 2016 si faceva avanti in Italia un processo per la semplificazione del sistema, si è ormai tornati ad una democrazia puramente parlamentare che vota a Presidente del Consiglio un signore sconosciuto agli elettori. E in questo sistema da prima repubblica l’attuale maggioranza Lega-Cinquestelle ci si ritrova fin ora piuttosto bene, in un accordo di potere che allontana nuove stagioni di riforme. Dunque perché chiamarle ancora primarie, che presuppongono uno scontro “secondario” tra canditati di formazioni politiche alternative per il Governo del paese? E’ una brutta imitazione del modello USA dove chi vince le primarie del proprio partito poi compete con gli altri candidati alla carica di Presidente, eletto direttamente dai cittadini. Le votazioni di domenica andrebbero più correttamente definite come elezioni diretta del segretario del partito da parte dei cittadini elettori, con l’ottimo e più realistico obiettivo per il PD di andare oltre il gruppo degli iscritti e chiedere a tutti un contributo alla definizione della sua leadership e linea politica.

Infine chi votare domenica? Non vi darò un nome e non vi dirò per chi voto: ci sono tre candidati di spessore politico, tre programmi (leggeteli!) interessanti, nessuno di particolare ambizione nel tracciare il futuro di una forza di alternativa riformista ed europea. Quindi andate a votare lasciandovi alle spalle il fastidioso chiacchiericcio su quello che è stato e sulle colpe di tizio e di caio: votate il candidato che ritenete più strutturalmente forte ad affrontare questa onda di destra conservatrice e un po’ razzista che sta montando e le risse che genera. Votate chi pensate possa farlo con serietà di argomenti, trasparenza personale, visione internazionale, capacità di alleanza.

Ps. Andate a votare, ecco il trova seggio: https://margot.partitodemocratico.it/prei/trovaseggio/

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